L’influenza fa bene?

Sulla necessità di proteggersi da tutto

Anno di pubblicazione: 2000 – © di Francesco Pandolfi

Sui vaccini antinfluenzali se ne leggono di cotte e di crude, soprattutto sui pericoli derivanti dalle modalità di produzione.

La riflessione che vorrei qui lanciare è però diversa ed è la seguente: ne abbiamo davvero bisogno? E, più nello specifico, vaccinandoci anche contro i disturbi più comuni, non andremo, alla lunga, a intaccare le capacità del nostro organismo di difendersi?

Il bisogno di non ammalarsi esprime molto spesso nella persona adulta e sana il disagio psicologico che deriva dall’essere costretti a non agire, a non portare a destinazione dei progetti che molto spesso richiedono anni di lavoro costante.

In questo senso la malattia viene vissuta come una battuta d’arresto, come motivo d’impotenza; ma analizzandola meglio potremmo anche capire che una pausa di riflessione a volte è molto più utile del perpetuo e spesso cieco andare avanti.

Non è infrequente che, dopo un’influenza, ci si senta più lucidi, più determinati.

Un semplice raffreddore, se correttamente vissuto, ha indubbiamente i suoi lati positivi: introduce il nostro corpo (e quindi la nostra mente) in una fase di depurazione dalle tossine accumulate in mesi di vita quasi frenetica, di lavoro pressoché ininterrotto, di alimentazione non proprio ottimale. Stimola le difese immunitarie, accelera il metabolismo, insomma produce molte attività di “revisione” che si rivelano come periodicamente indispensabili a una vita equilibrata.

Non dimentichiamo, poi, che lo stare a letto comporta certamente riposo, un riposo che si tramuta in rinnovamento e conduce al reperimento di nuove energie.

Rinnovo, quindi, la domanda: “perché non ammalarsi più?”

Francesco Pandolfi Balbi

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