Il potere della parola

Restituire dignità al “verbo” e a chi lo pronuncia

© di Francesco Pandolfi Balbi

Ti sei mai chiesto/a da dove proviene l’impressione che per te sia un obbligo dover rispondere sempre e comunque a qualsiasi domanda ti venga posta?

Esistono occasioni, e non sono poche, nelle quali il silenzio si prospetta come la migliore delle scelte.

Forse è sbagliato pensare di dover sempre e comunque spiegare. Molto spesso, per chi realmente vuole comprendere, una pausa e uno sguardo hanno un significato molto più vasto e profondo di mille parole, mentre sono un utile deterrente quando chi ci è di fronte esige una qualsiasi risposta da utilizzare contro di noi. Non vuole comprenderci, vuole semplicemente affermare la propria posizione.

A volte osservare gli altri è molto utile, pone inevitabilmente l’accento sui nostri stessi errori. Quanto spesso anche noi abbiamo parlato solo per orgoglio o per difenderci?

D’altra parte, il fatto che tutti si agisca a causa di queste motivazioni non significa davvero che siano necessariamente valide; più o meno tutti ne riconosciamo la dannosità… quando sono gli altri a parlare.
Se dunque ci rendiamo conto che sono sbagliate, facciamo una cosa: interveniamo su noi stessi, correggiamo il nostro modo d’interagire con gli altri. In men che non si dica questo sforzo darà frutti inaspettati, soprattutto se continueremo a ricordare che nessuno ci costringe a convincere chiunque del nostro punto di vista.

Ma da cosa abbiamo realmente bisogno di proteggerci? Dall’opinione di tutti? Qualunque cosa faremo, qualunque cosa diremo, avremo sempre una metà contro e un’altra a favore. Allora tanto vale affermare in silenzio la nostra verità, invece che seguire a voce spiegata quella di qualcuno che nemmeno conosciamo.

Se anche un giorno riuscissimo a convincere ogni essere senziente di questa Terra della validità dei nostri pensieri, saremmo veramente tranquilli? Non avremmo perso qualcosa? Non ci ritroveremmo a vivere in un mondo (solo) ipoteticamente più pacifico, ma anche e senza dubbio meno interessante?

Ma soprattutto: chi ci assicurerebbe che le regole e i concetti che abbiamo diffuso e che ciascuno ha accettato fossero quelli giusti per tutti?

Non occorre che ognuno si convinca della rettitudine delle nostre opinioni… L’unica cosa importante è che noi stessi si sia intimamente decisi, disposti sia ad andare avanti in piena onestà con la nostra coscienza, sia a confrontarci con chi è interessato a conoscere il nostro punto di vista offrendo in cambio, e con entusiasmo, una corretta visuale sul proprio.

Nella Babele del linguaggio, nell’era dell’inquinamento acustico, nel caos dei concetti, la parola giusta assume un’importanza ancora maggiore che nel passato, ha davvero la possibilità di diffondere luce come un faro nella tenebra.

Dobbiamo ricordare questo: ciò che esce dalla nostra bocca viene generato da noi; ne abbiamo una responsabilità piena, non delegabile.

Sembrano affermazioni pesanti; non lo sono. Probabilmente l’abitudine a pronunciare parole per difenderci ha preso origine nell’infanzia, quando i nostri genitori ci spronavano a parlare dei nostri bisogni, pensieri o azioni in un modo che percepivamo, a ragione o a torto, come inquisitorio.
Ci sarà anche altro da dire, ma la mia capacità di capire, per oggi, si esaurisce qui.

Dobbiamo renderci conto che siamo ormai adulti e che ciò che stiamo per dire non è una resa dei conti, né un tributo da offrire a qualcuno, ma semplicemente un distillato del nostro pensiero, una freccia che punta in una direzione. Scegliamola noi, allora, questa direzione, non usiamo la nostra bocca a favore di cause che non condividiamo realmente.

Dimentichiamo il sentito dire, non mettiamoci al servizio di chi conta proprio sulla nostra abitudine a ripetere per diffondere le proprie meschine bugie. Impariamo a parlare solo quando siamo personalmente sicuri di quanto stiamo per dire.

Nell’epoca del caos è giunto il momento di porre rimedio, di assumerci la responsabilità dell’uso di tutti i nostri strumenti e di cominciare a produrre sul serio un futuro migliore.

Come fare?

Non propongo atti eroici, ma semplicemente di riflettere con la tua testa.
Sarebbe senz’altro un atteggiamento appropriato quello di depurare le parole che usi abitualmente dai significati estranei alla tua psicologia o dovuti alla tradizione del luogo in cui vivi.

Non è semplice, ma interrogarsi su sé stessi, magari senza prendersi tanto sul serio, può essere davvero divertente e anche la capacità di ascoltare, seguendo questa prospettiva, assume un’importanza enorme e potrebbe essere l’oggetto di un gioco estremamente piacevole.

Troppo spesso accade che una parola pronunciata nel migliore dei modi e con la migliore delle intenzioni venga interpretata secondo la peggiore delle possibilità. E’ un’abitudine che nasce da elementi nascosti nella nostra psiche. E’ certamente ora che se ne prenda coscienza e si trovi un rimedio.

Francesco Pandolfi Balbi

Sono un eremita estroverso. Mi comporto quasi sempre da onda, quasi mai da particella. Amo il silenzio, permette di spaziare con i sensi sin quasi all'infinito. Gli ho dedicato un intero sito. Indago sulle grandi domande di sempre e ho delle risposte. Mie, organiche, discutibili come ogni altra. Metto a frutto i miei giorni per comprendere. E' un gioco di quelli 'bambini' che mi assorbe totalmente. Cerco sempre di condividerlo con chi sento sulla mia stessa lunghezza d'onda. Infatti, per illuminarmi la via, ho sempre usato tre lanterne: la bellezza, l'armonia, l'amore per la condivisione. Mi piace assumermi la responsabilità del mio punto di vista e agisco per creare equilibrio. Ecco perché, tra le altre cose, scrivo libri e, attraverso il sito MAGRAVS Italia, cerco di far conoscere la tecnologia Keshe... una cosa pazzesca che sta cambiando il mondo... Di me parlo anche in questa pagina.

Les derniers articles par Francesco Pandolfi Balbi (tout voir)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *