Come districarsi a Babylon city?

Riflessioni, scoramenti e speranze su dove stiamo andando.

Anno di pubblicazione: 2003 – © Di Francesco Pandolfi Balbi

Almeno la disperazione, una volta, poteva servire a qualcosa: impietosiva qualcuno, suscitava cori di condivisione. Anche un’adeguata incazzatura sortiva talvolta qualche effetto: la legge del più forte ha sempre imperato su questa Terra, ma anche i villici sono ormai passati di moda, almeno nella gran parte del mondo occidentale iperinformatizzato.

Il potere con il quale dobbiamo rassegnarci a fare i conti è semplicemente, inesorabilmente, disperatamente l’informazione.
Chi ne detiene le redini può farci credere quello che vuole, vedi l’ultima boiata della guerra in Iraq infarcita con la ciliegina delle armi chimiche inesistenti. Mi chiedo solo come abbiano potuto non trovare il verso di portarcele, ‘ste armi. Per la nazione più potente del mondo non dovrebbe essere poi così difficile.

Mi scappa quindi da pensare che la crisi d’immagine che l’amministrazione degli Stati Uniti sta vivendo in questi giorni sia stata semplicemente pianificata, anche se noi terrestri non potremo forse mai capirne il perché.
State tranquilli, sono capaci di contarvi i peli mentre prendete il sole sulla spiaggia… figuriamoci se non potevano trovare il verso di recapitare qualche bidone e qualche scatola in Iraq!

Ma non sono qui per disquisire ancora sulla guerra: lo stanno già facendo gli spot mielosi – predigeriti all’Euchessina – l’industria cinematografica e quella giornalistica.
Come al solito non vedremo nulla di vero, nulla di sensato: sarà un insieme di stimoli studiati per imbonirci stucchevolmente e far soldi.
Potremo continuare senza apparente disturbo a fare le vacche da mungitura, o quelle da monta.

Certo, c’è chi si da’ da fare. Realmente. Ho i miei dubbi, però, che potremo mai vederlo in tv. Sarà forse il mio vecchio vizio di battere una strada solo se è il carburante della condivisione a muovere il traffico. Intendo dire che, a mio avviso, se hai un progetto devi cercare collaborazione da chi già agisce in sintonia con te, e non in senso contrario.
Se intendi dire la tua verità non puoi usare la voce e i mezzi dell’ipocrisia, se vuoi spargere amore non puoi chiedere aiuto a chi lo assassina sistematicamente.

Più volte ho insistito sull’unica cosa che, secondo me, è veramente degna d’attenzione: pensare con la propria testa. Pensare con la propria testa significa innanzi tutto filtrare le porcherie psicologiche che ci tirano addosso. Il discorso sta a monte del luogo virtuale nel quale siamo abituati a operare: invece di tentare l’impossibile impresa di mettere insieme una visuale del mondo sensata sulla base della massa spropositata di falsità incongruenti studiate a tavolino per tenerci buoni, a mio parere sarebbe preferibile fare una scelta, decidere di fidarsi di se stessi e non di chi ci è sempre stato prospettato come detentore della verità, chiunque egli sia.

Ecco così che, magicamente, il rumore assordante delle cazzate sventolate ai quattro venti dalle voci ufficiali si riduce sensibilmente. Non dobbiamo continuare a subire questo flusso d’informazioni oscene per tentare d’interpretarle: è merda travestita da cioccolata. Ci perdereste del tempo, se capiste che si tratta proprio di merda?
Possiamo invece imparare a filtrare, e possiamo imparare a farlo davvero bene per riconoscere una perla da un escremento.
Se nel fare questo dovesse succedere che ci sentiamo di buttare tutto – ma proprio tutto – nello scarico del cesso, non ci sarebbe da stupirsi né da preoccuparsi poi tanto. Di cazzate inculcate negli anni abbiamo la mente strapiena, non credo che avremo un gran danno se, per un po’, rifiuteremo di credere in chicchessia. Mi sembra, anzi, un ottimo inizio per capire – finalmente – che della nostra vita siamo i SOLI E UNICI PRINCIPI, che stiamo delegando totalmente il nostro potere personale, il nostro tempo, la nostra attenzione. Basiamo le nostre scelte su idee che crediamo nostre, maciniamo in continuazione dati su dati, ma non abbiamo capito che la nostra vita è ormai un unico, immenso VIRUS DA COMPUTER! (mai sentito parlare dei CPU burners, vero?)
Credevate che il nostro cervello funzionasse in modo diverso dalla macchina che più di tutte ha preso, in ogni sua parte, le stesse sue funzionalità?

Ma siamo sinceri: sinora non ho detto nulla di nuovo. Il problema è ancora lo stesso: distinguere una boiata colossale da un input sano e degno d’analisi (non di essere ingerito come una medicina).
E’ quello che sta accadendo a me: i miei filtri, piuttosto efficaci e strutturati, lavorano ed escludono sempre di più. Ormai non parliamo solo delle versioni ufficiali predigerite e di quanto non sia sostenuto da un qualsiasi straccio di prova. E non vale neanche più fidarsi dell’intuito, quella magica dote acquisita con pazienza certosina in tenera età, quando avevo il tempo di dedicarmi allo sviluppo di me stesso osservando il genere femminile.
Ormai hanno fottuto TUTTO. Ormai non possiamo più credere in NULLA. Loro vogliono che sia così.

E’ questa la conseguenza del caos totale, e a farne le spese non sono solo i volenterosi che condanniamo come disonesti semplicemente perché non hanno il “bollino qualità”. Quelli almeno hanno un’idea di cosa vogliono, stanno già molto meglio di chi non sa e non decide ma crede di sapere tutto e di decidere tutto perché gli hanno dato la vantaggiosa impressione che sia così.
Loro, almeno, della propria vita e delle proprie idee sono più padroni di chi ripete a pappagallo la lezioncina imparata alla tivù. Non che siano “arrivati”, intendiamoci… stanno solo un po’ meglio, in una scala variabile che va dal mero ricordare i propri sogni al vivere magari senza evidenza, ma in vera sintonia con il creato del quale – lo ricordiamo ancora? – tutti facciamo parte, nessuno escluso.

Forse la soluzione dell’indovinello (ma non crediate che chi scrive sia sicuro di quello che dice!) sta proprio nel fregarsene dell’informazione. Alcune antiche dottrine non mancano di sottolineare l’importanza dell’ESSERE rispetto all’abitudine di FARE o a quella di SAPERE.
Qual è, quindi, l’unica possibilità che forse ci rimane? Escludere tutto, prendersi una lunga vacanza dalle cazzate della vita liofilizzata, riprendere lentamente familiarità con l’universo che respira in noi.
L’ESSERE non dipende da nulla, ed è molto “più” di quanto potrebbe sembrare. In effetti è tutto, ma queste sono cose che solo la fisica quantistico-relativistica può spiegare alla nostra mente ormai poco allenata a ragionare sul serio (per saperne di più: www.segreto.net).
Se non ti sta bene non posso farci nulla, è quello che penso e non pretendo, come quasi chiunque altro, di dire LA verità. Sto solo dicendo la MIA verità…

Quando avremo ritrovato il piacere della nostra compagnia interiore e dell’avere una mente autonomamente funzionante, poco cambierà se e in quale misura ci verrà di credere in qualcosa: il fulcro della nostra vita sarà di nuovo al suo posto. Allora i vari Berlusconi, d’Alema, Bush, i morti ammazzati e le disgrazie e le relative versioni ufficiali, alla nostra mente non faranno più né caldo né freddo (alla nostra anima, invece, sì), né tantomeno lo faranno le notizie legate alla controinformazione, specie a quella più spinta. E allora, magari, impareremo a fregarcene anche della terra cava, dei rettiliani e delle abductions, perché avremo ripreso in mano le redini della nostra vita e la capacità di orientarla efficacemente e con entusiasmo verso gli obiettivi che sentiamo veramente NOSTRI.

Francesco Pandolfi Balbi

Sono un eremita estroverso. Mi comporto quasi sempre da onda, quasi mai da particella. Amo il silenzio, permette di spaziare con i sensi sin quasi all'infinito. Gli ho dedicato un intero sito. Indago sulle grandi domande di sempre e ho delle risposte. Mie, organiche, discutibili come ogni altra. Metto a frutto i miei giorni per comprendere. E' un gioco di quelli 'bambini' che mi assorbe totalmente. Cerco sempre di condividerlo con chi sento sulla mia stessa lunghezza d'onda. Infatti, per illuminarmi la via, ho sempre usato tre lanterne: la bellezza, l'armonia, l'amore per la condivisione. Mi piace assumermi la responsabilità del mio punto di vista e agisco per creare equilibrio. Ecco perché, tra le altre cose, scrivo libri e, attraverso il sito MAGRAVS Italia, cerco di far conoscere la tecnologia Keshe... una cosa pazzesca che sta cambiando il mondo... Di me parlo anche in questa pagina.

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