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	<title>Commenti a: Auto-Autorità (Vademecum per creatori entusiasti)</title>
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	<description>Vivere da protagonisti, riprogrammare se stessi</description>
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		<title>Di: marzia</title>
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		<dc:creator>marzia</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Feb 2012 17:33:18 +0000</pubDate>
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		<description>C&#039;è tanta saggezza in queste parole, come nel racconto orale di un uomo di conoscenza nativo americano, recatosi presso il remoto canyon di Four Corners nel Nuovo Messico per ascoltare le voci dei suoi antenati.
	Sì, “la Grande Madre aborrisce il vuoto e dirige spontaneamente energia ove ne occorra...”, perché l&#039;energia, che si propaga nell&#039;etere, è voce, è vento, è luce.
	Non si sa che nome avesse, quest&#039;uomo, non ci è dato saperlo, ma a me piace immaginare che avrebbe potuto chiamarsi “Vento nei capelli” e “Sole sul viso”. 

Ecco la sua storia:

Molto tempo fa

Molto tempo fa il mondo era molto diverso da come lo vediamo ora, (…) c&#039;erano meno persone e si viveva più vicini alla terra. La gente conosceva il linguaggio della pioggia, dei raccolti e del Grande Creatore. Sapeva perfino parlare alle stelle e ai popoli del cielo. Era consapevole del fatto che la vita è sacra e proviene dal matrimonio tra Madre Terra e Padre Cielo. A quel tempo c&#039;era l&#039;equilibrio e la gente era felice.

(…)
	Poi accadde qualcosa. (…)
	
	Nessuno ne conosceva il vero motivo, ma la gente cominciò a dimenticare la propria identità. In quel processo del dimenticare, tutti cominciarono a sentirsi separati – dalla terra, dal prossimo e perfino dal creatore. Si erano perduti e andavano alla deriva nella vita, privi di direzione e senza un collegamento. In quella condizione di separatezza, cominciarono a credere di dover lottare per sopravvivere e per stare al mondo, di doversi difendere da quelle stesse forze che avevano dato loro la vita e con cui avevano imparato a convivere in armonia e fiducia. Ben presto, tutta la loro energia confluì nello sforzo di proteggersi dal mondo esterno, anziché quello di fare pace col loro mondo interiore.

(…)
	Anche se avevano dimenticato chi erano, il dono lasciatogli dai loro avi era rimasto in loro. (…) Gli restava dentro, ancora vivo, un ricordo. Nei loro sogni, di notte, sapevano di avere il potere di guarire i loro corpi, di far cadere la pioggia quando ne avevano bisogno e di parlare con gli antenati. Sapevano di essere in grado, in qualche modo, di ritrovare il loro posto nell&#039;ambiente naturale.

	Mentre cercavano di ricordare chi fossero, cominciarono a costruire  all&#039;esterno di sé le cose che si collegavano alla loro identità interiore. Col passare del tempo, fecero perfino delle macchine capaci di guarirli, realizzarono sostanze chimiche per far crescere i raccolti e tessero dei lunghi fili per comunicare a distanza. Più si allontanavano dal potere interiore, più nelle loro vite si accumulavano tutte le cose che, secondo loro, potevano dare la felicità.

(…)
	Se alla fine la gente riuscì a recuperare il potere personale e a ritrovare la propria identità, nessuno lo sa, la storia non è ancora finita. Il popolo che ha smarrito se stesso era quello dei nostri antenati e noi siamo quelli che scriveranno la parola fine.


Tratto da:
Gregg Braden, La Matrix Divina, Diegaro di Cesena (FC), Macro edizioni, 2007, pp. 34-37

http://legger.altervista.org/molto-tempo-fa/ 
http://www.youtube.com/watch?v=HSKthIdIgPU&amp;feature=related</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>C&#8217;è tanta saggezza in queste parole, come nel racconto orale di un uomo di conoscenza nativo americano, recatosi presso il remoto canyon di Four Corners nel Nuovo Messico per ascoltare le voci dei suoi antenati.<br />
	Sì, “la Grande Madre aborrisce il vuoto e dirige spontaneamente energia ove ne occorra&#8230;”, perché l&#8217;energia, che si propaga nell&#8217;etere, è voce, è vento, è luce.<br />
	Non si sa che nome avesse, quest&#8217;uomo, non ci è dato saperlo, ma a me piace immaginare che avrebbe potuto chiamarsi “Vento nei capelli” e “Sole sul viso”. </p>
<p>Ecco la sua storia:</p>
<p>Molto tempo fa</p>
<p>Molto tempo fa il mondo era molto diverso da come lo vediamo ora, (…) c&#8217;erano meno persone e si viveva più vicini alla terra. La gente conosceva il linguaggio della pioggia, dei raccolti e del Grande Creatore. Sapeva perfino parlare alle stelle e ai popoli del cielo. Era consapevole del fatto che la vita è sacra e proviene dal matrimonio tra Madre Terra e Padre Cielo. A quel tempo c&#8217;era l&#8217;equilibrio e la gente era felice.</p>
<p>(…)<br />
	Poi accadde qualcosa. (…)</p>
<p>	Nessuno ne conosceva il vero motivo, ma la gente cominciò a dimenticare la propria identità. In quel processo del dimenticare, tutti cominciarono a sentirsi separati – dalla terra, dal prossimo e perfino dal creatore. Si erano perduti e andavano alla deriva nella vita, privi di direzione e senza un collegamento. In quella condizione di separatezza, cominciarono a credere di dover lottare per sopravvivere e per stare al mondo, di doversi difendere da quelle stesse forze che avevano dato loro la vita e con cui avevano imparato a convivere in armonia e fiducia. Ben presto, tutta la loro energia confluì nello sforzo di proteggersi dal mondo esterno, anziché quello di fare pace col loro mondo interiore.</p>
<p>(…)<br />
	Anche se avevano dimenticato chi erano, il dono lasciatogli dai loro avi era rimasto in loro. (…) Gli restava dentro, ancora vivo, un ricordo. Nei loro sogni, di notte, sapevano di avere il potere di guarire i loro corpi, di far cadere la pioggia quando ne avevano bisogno e di parlare con gli antenati. Sapevano di essere in grado, in qualche modo, di ritrovare il loro posto nell&#8217;ambiente naturale.</p>
<p>	Mentre cercavano di ricordare chi fossero, cominciarono a costruire  all&#8217;esterno di sé le cose che si collegavano alla loro identità interiore. Col passare del tempo, fecero perfino delle macchine capaci di guarirli, realizzarono sostanze chimiche per far crescere i raccolti e tessero dei lunghi fili per comunicare a distanza. Più si allontanavano dal potere interiore, più nelle loro vite si accumulavano tutte le cose che, secondo loro, potevano dare la felicità.</p>
<p>(…)<br />
	Se alla fine la gente riuscì a recuperare il potere personale e a ritrovare la propria identità, nessuno lo sa, la storia non è ancora finita. Il popolo che ha smarrito se stesso era quello dei nostri antenati e noi siamo quelli che scriveranno la parola fine.</p>
<p>Tratto da:<br />
Gregg Braden, La Matrix Divina, Diegaro di Cesena (FC), Macro edizioni, 2007, pp. 34-37</p>
<p><a href="http://legger.altervista.org/molto-tempo-fa/" rel="nofollow">http://legger.altervista.org/molto-tempo-fa/</a><br />
<a href="http://www.youtube.com/watch?v=HSKthIdIgPU&#038;feature=related" rel="nofollow">http://www.youtube.com/watch?v=HSKthIdIgPU&#038;feature=related</a></p>
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