Il sito sulla Return Theory

La Psicologia Olografica

 

NOTA: POTEREPERSONALE PROSEGUE LA PROPRIA ATTIVITA’ IN WWW.RETURNTHEORY.COM

Chi siamo?

Da dove veniamo?

A cosa serve vivere?

Di cosa siamo fatti?

Quante e quali voci si muovono all’interno della nostra coscienza?

Perché cerchiamo gli altri?

Perché amiamo e odiamo?

Per dare una risposta a queste e molte altre domande è on-line www.ReturnTheory.com, il sito dedicato alla Return Theory.

L’esposizione dei concetti è semplificata al massimo e ciascun articolo è presentato in duplice forma:

– testuale, ricca di link a Wikipedia;

– audio-video, per mezzo di filmati prodotti in stile documentaristico.

In tal modo ritengo sia possibile, se non piuttosto facile, afferrare concetti anche complessi riguardanti la natura dell’Uomo e dell’universo con particolare riguardo alle molte sfaccettature della nostra interiorità.

Vi invito dunque a visitare www.ReturnTheory.com e, se lo riterrete interessante, iscrivervi alla mailing list per ricevere tutti gli aggiornamenti.

Buona visione e buona lettura!

L’alba della teoria dell’Universo olografico

David Bohm e Jiddu Krishnamurti: un connubio storico

La fisica spiega le facoltà di percezione extrasensoriale: Alain Aspect

Nel 1982 un’équipe di ricerca dell’Università di Parigi, diretta dal fisico Alain Aspect, condusse quello che potrebbe rivelarsi come il più importante esperimento del XX secolo. Continua a leggere

Il 2012 e gli asini che volano

In un’epoca nella quale la fine del mondo è entrata, insieme alle quattro “C” (caccia, calcio, cronaca, cosmesi) e all’inossidabile figa, nella top–ten degli argomenti più discussi da popoli e, soprattutto, popolini, a mio avviso il genere umano sta rischiando veramente grosso.

In un tempo non lontano, certo, si discuteva anche di queste cose; tuttavia – da sempre – esiste la volontà dei governi di renderci stupidi per meglio controllarci, e la ricerca del profitto a tutti i costi è congenita al nostro sistema di vita. Era davvero inevitabile che il meme (termine coniato da Richard Dawkins, traducibile con “virus della mente”) della fine del mondo prendesse vita giocando sul gusto del macabro e sull’autolesionismo – così diffusi in una società mentalmente sconclusionata sin dalla notte dei tempi – e producendo uno dei pochi beni di consumo vendibili in questo periodo di crisi economica: la fine del mondo, appunto.

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